Van Gogh. Sulla soglia dell’eternità
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Van Gogh tra cinema e pittura

di Alessia Delisi - Gennaio 8, 2019

Julian Schnabel firma la regia di ‘Van Gogh. Sulla soglia dell’eternità’, film che, nel raccontare gli ultimi e tormentati anni del pittore olandese, ci fa tesoro di una rivelazione: l’opera d’arte e l’immaginazione in genere sono l’unico modo per sopravvivere al corpo e alla sua fragilità.

Julian Schnabel è uno tra i maggiori interpreti del neoespressionismo. Nato a New York nel 1951, si è imposto a partire dagli anni Settanta con una serie di opere caratterizzate dalle dimensioni grandiose e dalla commistione di tecniche e materiali, come i suoi plate paintings, realizzati su superfici costellate da frammenti di piatti di ceramica. Ma Julian Schnabel è anche un regista di successo, autore di Basquiat (1996), Prima che sia notte (2000) e Lo scafandro e la farfalla (2007), con cui ha vinto il premio per la miglior regia al Festival di Cannes e il Golden Globe l’anno successivo. Con Van Gogh. Sulla soglia dell’eternità, uscito in Italia il 3 gennaio, torna a parlarci di arte portando sullo schermo gli ultimi e tormentati anni di Vincent Van Gogh, magistralmente interpretato da Willem Dafoe (Coppa Volpi per il Miglior attore alla Mostra d’arte Cinematografica di Venezia).

Van Gogh. Sulla soglia dell'eternità

Dal viscerale rapporto con il fratello minore Theo, suo instancabile ammiratore, a quello burrascoso con l’amico Gauguin, fino al colpo di pistola che gli tolse la vita a soli 37 anni, la macchina da presa cerca di catturare, imitandola, la febbrile intensità pittorica dell’irrequieto artista olandese. Come può infatti il linguaggio cinematografico raccontare l’intenso turbinio di sentimenti e carica vitale che sono all’origine dell’atto del dipingere? A questa domanda Schnabel risponde con una pellicola che vuole essere un quadro a sua volta, il racconto dall’interno di come ci si senta nel momento della creazione di un’opera d’arte. «Volevo fare un film che riproducesse fedelmente ciò che i pittori pensano e anche quale sia il rapporto di noi artisti con altri pittori, compresi quelli che sono vissuti prima di noi», spiega non a caso Schnabel.

Van Gogh. Sulla soglia dell'eternità

Il ritratto di Van Gogh che emerge dal film deriva quindi dalle reazioni del regista ai quadri del pittore e non da quello che è stato scritto su di lui. Jean–Claude Carrière, sceneggiatore cinematografico noto soprattutto per aver scritto i film dell’ultimo periodo di Luis Buñuel, afferma infatti: «È un film su un pittore, Van Gogh, nel quale abbiamo cercato di evitare di raccontare una biografia – sarebbe stato assurdo, è talmente nota! – e di immaginare invece scene che avrebbero potuto plausibilmente aver luogo, situazioni nelle quali Van Gogh avrebbe potuto trovarsi e cose che avrebbe potuto dire, ma che la storia non ha registrato. Si tratta di un approccio completamente nuovo». Lettere, biografie e leggende delle quali tutti hanno sentito parlare hanno così offerto lo spunto per un lavoro di pura fantasia, un’ode allo spirito artistico e a coloro le cui convinzioni sono tanto assolute da valicare i confini della vita umana e attraversare i secoli, sopravvivendo al corpo e alla sua fragilità.