Trisha Baga Madonna y el Niño, 2010, veduta dell’installazione, Pirelli HangarBicocca, Milano, 2020. Courtesy dell’artista e Pirelli HangarBicocca, Milano Foto: Agostino Osio
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Trisha Baga all’Hangar Bicocca | The eye, the eye and the ear

di Gaia Tonani - 26 Febbraio, 2020

Si tiene fino al 19 luglio 2020, al PirelliHangar Bicocca, la prima personale istituzionale italiana di Trisha Baga, dal titolo “the eye, the eye and the ear”.
Con il suo sguardo ironico, l’artista fa riflettere sull’eccessivo affidamento e sulle speranze che la società ripone nella tecnologia, sottolineandone gli aspetti più fragili.

L’inusuale percorso espositivo, curato da Lucia Aspesi e Fiammetta Griccioli, attraversa i media che hanno caratterizzato la ricerca dell’artista negli ultimi quindici anni, dal VHS al 2D al 3D, fino alla dimensione più performativa, chiamando gli stessi visitatori a diventare parte dell’esposizione muovendosi al suo interno con lenti stereoscopiche di occhiali 3D e immergendosi in un ambiente in continua espansione, con numerosi livelli visivi e sonori.
A tale percezione multisensoriale fa riferimento lo stesso titolo “the eye, the eye and the ear” che indica i sensi attivi nell’esperienza di mostra, in cui gli effetti visivi richiamano quelli sonori quasi a concepire la narrazione come un organismo vivente.

Trisha Baga Mollusca & The Pelvic Floor, 2018, veduta dell’installazione, Pirelli HangarBicocca, Milano, 2020. Courtesy dell’artista; Greene Naftali, New York, e Pirelli HangarBicocca, Milano Foto: Agostino osio

Nata in Florida, Trisha Baga, che ora vive e lavora a New York, sviluppa la sua pratica per mezzo di performance e video, divenendo una delle artiste più innovative della sua generazione. Il suo lavoro parte dall’immaginario televisivo, per andare a toccare temi importanti, quali l’identità di genere, il rapporto tra la società e il mondo digitale e l’evoluzione tecnologica.
Le opere che si succedono in mostra alternano videoinstallazioni – come There’s No “I” in Trisha (2005-2007/2020), una sorta di sitcom che gioca sugli stereotipi di genere in cui l’artista interpreta tutti i ruoli, o come quella ispirata alla Plymouth Rock che attraverso il racconto mitico dello sbarco dei Pellegrini e della nascita degli Stati Uniti racconta l’America più attuale – a una ricca selezione di ceramiche realizzate dal 2015, ad alcuni lavori della serie Seed Paintings (2017), composti da semi di sesamo e tavole di legno.

Trisha Baga Self Portrait with Webbed Feet: Calcified Encasing for Virtual Assistant, 2018, veduta dell’installazione, Pirelli HangarBicocca, Milano, 2020. Courtesy dell’artista; Greene Naftali, New York; SOCIÉTÉ, Berlino, e Pirelli

Un corto circuito di sensi – in un continuo rimando tra immateriale e materiale – cui corrisponde un corto circuito temporale accentuato da un setting che richiama gli allestimenti caratteristici dei musei di storia naturale in cui i dispositivi digitali in mostra sono esposti secondo un criterio classificatorio che sembra associarli all’idea di reperto antico.

Per maggiori informazioni: https://pirellihangarbicocca.org/mostra/trisha-baga/