Obscure Light, Peter Belyi, Installation View, ph. Fabrizio Stipari. Courtesy #aviewnotawindow di Rossana Ciocca
meanwhile

Se di notte ti viene voglia di arte

di Giusi Affronti - Gennaio 17, 2019

“La notte è più bello, si vive meglio […], la città riprende fiato e sembra che dorma”. Così cantava Jovanotti in un singolo del 1990 dal titolo Gente della notte. Oggi, sempre di più, Milano offre un brulichio di alternative per il tempo libero notturno. Si può partecipare a una festa o far la spesa al supermercato, ordinare cibo internazionale a domicilio o esaudire l’insopprimibile voglia di visitare una mostra.

6 VIDEOS, Keith Sonnier, Installation View. Courtesy CONVERSO

Per esempio, fino al 16 febbraio, è aperta al pubblico tutti i giorni dalle 17 alle 6 del mattino successivo, “6 VIDEOS”, mostra personale di Keith Sonnier che segna il primo appuntamento di ART TALES, rassegna promossa da CONVERSO_OFFSITE e Urban Up | Unipol Projects Cities. All’interno del piano terra della Torre Velasca, edificio-icona della progettualità razionalista di BBPR e vero e proprio landmark architettonico dello skyline milanese, viene presentata una selezione di video che proiettano sei performance degli Anni Settanta. L’artista americano, classe 1941, famoso soprattutto per le sue sculture luminose originate dalla manipolazione del neon, è stato anche interprete della Performance Art.
In uno dei video in mostra, dal titolo Negative (1971), una camera fissa inquadra una gamba dal ginocchio in giù. Lo zoom si apre e si chiude seguendo il ritmo di un metronomo così come la gamba si muove in un minuetto tacco-punta; in Negative-Positive (1971), invece, due riprese girano attorno la testa di una performer: in un equilibrio binario, si registrano simultaneamente le due viste com­plementari su ciascuna metà dello schermo diviso in due.

Obscure Light, Peter Belyi, Installation View, ph. Fabrizio Stipari. Courtesy #aviewnotawindow di Rossana Ciocca

Al civico 7 di Via Donatello, sorge #aviewnotawindow, spazio di recente gestazione della gallerista Rossana Ciocca, concepito per mettere in vetrina, letteralmente, l’arte così che la si possa esperire a ogni ora del giorno e della notte, senza consultare gli orari di apertura o prenotare un appuntamento. Un’interpretazione “street” di arte pubblica per legare il sistema al territorio in una soluzione che mescola spazio privato e spazio pubblico.
Qui è ora in corso “Obscure Light”, installazione di Peter Belyi, reinterpretata con metodo site-specific a distanza di dieci anni dalla prima edizione. Protagonista di un’estetica che riduce ai minimi termini i suoi ingredienti, l’artista russo realizza un’architettura di luce attraverso la modulazione di tubi al neon lasciando a vista, in maniera volutamente grossolana, i cavi che collegano l’elettricità: “Ho tentato di rendere poetico un ambiente tecnologico”, dichiara Belyi.
Incompiutezza e ricercata imperfezione alludono alla precarietà della comunicazione verbale qui soppiantata da una scrittura caotica, abbozzata, di luce brillante.