Fondazione ICA Milano
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Nasce la Fondazione ICA Milano

di Alessia Delisi - Gennaio 22, 2019

Con la mostra “Apologia della Storia. The Historian’s Craft”, venerdì 25 gennaio un nuovo istituto per le arti e la cultura contemporanee vedrà la luce a Milano. A curarla, con Luigi Fassi, sarà Alberto Salvadori che della fondazione è anche direttore.

Aprirà i battenti venerdì 25 gennaio ICA Milano, la nuova fondazione per le arti e la cultura contemporanee che, come recita il manifesto, sarà non soltanto un organismo no profit, ma anche un progetto ecologico basato sul principio di sostenibilità e sulle relazioni tra le persone e il loro contesto. In via Orobia 26, a pochi passi dalla Fondazione Prada, l’istituto sorge all’interno di un edificio industriale degli anni Trenta, restaurato con mano leggera dall’architetto Luciano Giorgi e dislocato su due livelli, per un totale di 700 mq. A dirigere la fondazione è Alberto Salvadori, storico e critico d’arte, mentre la presidenza è affidata all’imprenditore Lorenzo Sassoli de Bianchi, ex Presidente dell’Istituzione Bologna Musei. Ma tra coloro che hanno dato vita a ICA ci sono anche i nomi di Enea Righi, Giancarlo Bonollo e Bruno Bolfo.

Fondazione ICA Milano

Il modello di riferimento è senz’altro l’ICA di Londra, l’istituto che, sin dalla sua fondazione, avvenuta nel 1946 a opera di un collettivo di artisti e poeti, ha offerto un approccio anticonformista al mondo delle arti, proponendo mostre, film, concerti, conferenze e presentazioni di libri che esplorano le tendenze progressiste e sperimentali insite nella cultura contemporanea. Ma Alberto Salvadori guarda anche ai newyorkesi Artists Space e PARTICIPANT INC, al berlinese KW Institute for Contemporary Art e, in territorio italiano, al CPA Fi–Sud di Firenze e al Link di Bologna. «Essendo un istituto contemporaneo per le arti», dichiara infatti Salvadori, «svilupperemo un programma di attività, ricerca e studio non dedicato prevalentemente o esclusivamente alle arti visive. Andremo a cercare i punti di contatto e la loro precisa armonizzazione tra le differenti pratiche e ricerche che svilupperemo».

Fondazione ICA Milano

Non è un caso quindi che la mostra inaugurale, “Apologia della Storia. The Historian’s Craft”, curata oltre che da Salvadori, anche da Luigi Fassi, si ispiri alla figura di Marc Bloch, uno dei maggiori storici del XX secolo capace, con il suo pensiero, di influenzare intere generazioni di artisti. Fino al 15 marzo vedremo quindi riuniti tredici autori internazionali raramente esposti in Italia. I loro nomi sono quelli di Yto Barrada, Lothar Baumgarten, James Lee Byars, Nanna Debois Buhl, Ryan Gander, Haroon Gunn–Salie, Arjan Martins, Santu Mofokeng, Antonio Ottomanelli, Paul Pfeiffer, Javier Téllez, Mona Vatamanu e Florin Tudor. Un modo, in altre parole, di cominciare all’insegna delle molte, necessarie possibilità di vedere, indagare, raccontare, ma non giudicare, la realtà che ci circonda e di cui siamo fatti.