Sandro Chia. L’esercito dell’imperatore, Installation view, AreaB-Milano
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La nuova galleria Area\B | Intervista a Isabella Tupone

di Alessia Delisi - Giugno 20, 2019

La gallerista di Area\B ha le idee chiare: l’arte deve sapersi rivolgere a un pubblico vasto, tanto di intenditori quanto di semplici appassionati. Per questo nella nuova sede di via Passo Buole 3 a Milano, al lavoro di scouting e promozione di giovani artisti affiancherà la proposta di autori più consolidati, a partire da Sandro Chia e al suo variopinto esercito di guerrieri XI’AN.

Alessia Delisi: Lo scorso maggio ha trasferito la galleria Area\B – aperta nel 2008 in zona Bocconi e spostata nel 2015 vicino ai Navigli – in via Passo Buole 3, quali novità porta con sé questo cambio di location?

Isabella Tupone: Eravamo alla ricerca di un posto più grande che potesse darci la possibilità di esplorare progetti di calibro superiore anche dal punto di vista del tipo di opere ospitate. Tant’è che abbiamo aperto con una mostra di scultura, cosa che non avremmo potuto fare – con queste caratteristiche – nelle sedi precedenti. Abbiamo quindi trovato lo spazio di via Passo Buole 3 – un ex centro medico, nel quale però abbiamo intravisto una potenzialità – dove unire le nostre forze. L’intento è infatti quello di muoverci su due fronti: da un lato con la realtà di Area\B – con lo scouting di nuove generazioni di artisti e con quegli autori che hanno esordito con noi e che sono ora meno “giovani” sotto il profilo professionale – e dall’altro con l’attività di AR.CO.IT di mia madre, Enza Labella, orientata invece a lavorare con nomi più consolidati sul mercato. La nuova sede mira perciò ad ampliare la nostra offerta, raggiungendo anche il pubblico che segue la sua pluritrentennale attività.

Sandro Chia, Guerriero, 2010, terracotta policroma, h. 190cm ca.

A.D.: Anche per questo ha scelto di aprire con L’esercito dell’imperatore di Sandro Chia?

I.T.: Sì, volevamo dare un segnale di questo nuovo corso, dopodiché si passerà a una programmazione più vicina a noi, per cui a ottobre ospiteremo il lavoro di un giovane artista che realizza artigianalmente installazioni luminose dal piglio divertente e contemporaneo. La mia idea è comunque proporre le consuete quattro mostre annuali – personali o collettive – non solo alternando autori emergenti a nomi consolidati, ma anche affiancandoli all’interno della stessa esposizione.

A.D.: Vuole dirci di più dell’esercito di guerrieri che dà il titolo all’attuale mostra di Chia?

I.T.: L’artista si è appassionato ai guerrieri di XI’AN – risalenti al III secolo a.C., ma la cui scoperta risale a circa quarant’anni fa – tanto da acquistare dal governo cinese alcune copie realizzate a scopo promozionale. Ha poi ridato loro vita applicandovi il suo tratto cromaticamente forte e istintivo, perché non dobbiamo dimenticare che questi guerrieri originariamente erano dipinti. Il suo intervento di “riciclo” del passato, se così si può chiamare, ci ha colpito da subito, a partire dalla scelta di sottolineare, mediante un potente intervento pittorico, gli sguardi dei soldati. La loro peculiarità è anche quella di avere la testa staccata dal corpo, per cui, quando la si inserisce, è possibile darle un’inclinazione, come se interagissero con lo spettatore. Si badi che il trascorso pittorico di Chia quasi non è nominato nel testo del curatore Alberto Fiz, il quale sì è invece concentrato su queste sculture così coinvolgenti e cariche di energia.

Sandro Chia. L'esercito dell'imperatore, Installation view, AreaB-Milano

A.D.: Qual è il suo approccio all’arte contemporanea e a quale pubblico si rivolge la sua galleria?

I.T.: Spero di poter continuare ad avere l’approccio che avevo a 28 anni, quando ho iniziato il mestiere della gallerista, quello cioè di voler creare un collezionismo giovane che crescesse con me e che quindi potessi portarmi dietro negli anni a venire. Per fare questo ho investito su autori emergenti e accessibili economicamente. La mia galleria si pone come un luogo accogliente, dove dialogare sull’arte ed eventualmente iniziare una collezione. Quello a cui ci rivolgiamo è quindi un pubblico vasto, che ha sicuramente rispetto, passione e amore per l’arte, ma che può anche non possedere delle conoscenze così approfondite.

A.D.: Come seleziona i giovani artisti e cosa la colpisce di più di un progetto?

I.T.: Ricerco prima di tutto la bravura, intendendo con ciò la capacità che l’artista ha di “fare”. Mi aspetto in altri termini di vedere un artista padrone della tecnica che ha scelto di utilizzare. Ma – e questo forse potrà sorprendere – cerco anche professionalità, impegno nel rispettare le scadenze e la capacità di adattarsi al veloce mondo dell’arte nel quale lavoriamo. Oltre alla bravura e al contenuto ci sono perciò qualità che a mio avviso non devono mancare: gli artisti che fanno fortuna e che rimangono sul mercato sono infatti quelli più professionali, seguiti a loro volta da gallerie altrettanto serie.