Luciano Ventrone, Grani di vita, 2018. Olio su tecnica mista su tela di lino, cm 100×100
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La natura morta non è morta

di Giusi Affronti - Febbraio 14, 2019

Chi l’ha detto che la natura morta è un genere della pittura ormai obsoleto? Che siano fiori o frutta, animali o strumenti musicali, vasellame o unguenti, il genere della natura morta si rivela ancora oggi scrigno di simbologie seducenti e set di narrazioni possibili. Sembra quasi regalare agli occhi subissati da milioni di immagini dello spettatore contemporaneo una tregua, un respiro, un pretesto di concentrazione silenziosa su particolari altrimenti invisibili.

 

Luciano Ventrone, Divesi, 2017. Olio su tecnica mista su tela di lino, cm 60x60

Milano ospita alla Fondazione Stelline la retrospettiva, a cura di Angelo Crespi, che raccoglie oltre trenta opere – alcune delle quali mai esposte – del pittore la cui fortuna critica deriva da Federico Zeri che lo ha definito “il Caravaggio del XX secolo”. La maniera del “realismo astratto” di Luciano Ventrone è protagonista della mostra “Il limite del vero. Dall’astrattismo all’astrazione”. Ovvero la ricerca di un astrattista che rappresenta la caducità della natura attraverso una tecnica pittorica che pratica attraverso successive velature di colore a olio: Ventrone dipinge la quotidianità delle cose fino a una loro re-significazione metafisica. Oltre l’hic et nunc, oltre la solidità della materia. La pittura di Ventrone, artista classe 1942, attraversa l’Informale e l’Arte Programmata fino a raggiungere una cifra personale capace di eternare frutta, verdura e fiori con una tale perfezione di forma, colore e luce da trasmigrare dalla realtà alle idee.

Gianni Berengo Gardin, Studio di Giorgio Morandi

Sempre a Milano, la Galleria Contrasto presenta la mostra dal titolo “Lo studio di Giorgio Morandi. Fotografie di Gianni Berengo Gardin”. Una collezione di fotografie in bianco e nero restituisce l’atmosfera privata, rarefatta e intima dello studio del pittore che divise la sua vicenda privata e professionale tra l’appartamento di Via Fondazza, a Bologna, e la tenuta estiva a Grizzana. L’occhio del fotografo ligure restituisce all’appartamento-studio del pittore l’aura di tempio del pensiero e dell’arte quasi astraendolo dalla polvere e dagli odori – talvolta maleodoranti – della pittura. Emerge tutta la potenza del silenzio del lavoro nelle buio delle notti insonni, si staglia vivida la silhouette degli oggetti che Giorgio Morandi ha reso eterni attraverso la loro restituzione a colori a olio, professando gelosamente l’idea di una vita che scivola nell’arte e viceversa.

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