John Bock, Heiner Franzen, Light Scribble on Neck Muscle, Installation view, ph. Filippo Armellin
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John Bock e Heiner Franzen insieme alla Gió Marconi di Milano

di Alessia Delisi - Ottobre 10, 2019

Fino al 14 novembre gli spazi della galleria Gió Marconi di Milano si trasformano in un teatro dell’assurdo. Protagonista è l’artista tedesco John Bock che delle lezioni accademiche ha fatto una parodia. E che per questo progetto, carico di energia creatrice, ha invitato il collega e amico Heiner Franzen.

Dalla seconda metà degli anni Novanta John Bock è tra i protagonisti della scena artistica internazionale. Nato nel 1965 a Gribbohm, in Germania, le sue performance, molto complesse e teatrali – le cosiddette Lectures, una sorta di parodia delle classiche lezioni accademiche – rimandano a tematiche economiche e artistiche (Bock ha studiato prima economia e poi arte all’Università di Amburgo) e negli ultimi anni anche cinematografiche in un modo spesso assurdo e denso di umorismo nero. Uno studio approfondito è poi dedicato alla scena dell’azione e agli strumenti da utilizzare, con i numerosi schizzi e progetti che l’artista esegue in preparazione alla performance mostrati in catalogo. Oggetti bizzarri, come biciclette, tubi, cavi, mobili, materassi, televisori, utensili da cucina, cibo e altro ancora, vengono acquistati nei mercatini dell’usato con lo scopo di determinare un legame con il luogo in cui l’artista interviene e instaurare un dialogo con lo spettatore.

John Bock, Heiner Franzen, Light Scribble on Neck Muscle, Installation view, ph. Filippo Armellin

Per il suo nuovo progetto espositivo, intitolato Light Scribble on Neck Muscle e ospitato fino al 14 novembre negli spazi della galleria Gió Marconi di Milano, Bock ha invitato il suo collega e amico Heiner Franzen che come lui ha esordito sulla scena artistica berlinese negli anni Novanta. Così, se Franzen presenta Field of Vision, un insieme di disegni, oggetti e videoproiezioni che lo spettatore può attraversare come fosse un episodio della memoria propria o collettiva – ci sono un giocatore di football dopo aver mancato un rigore, un proiettore miope, movimenti della bocca, apparizioni di un film di Pasolini e via dicendo – Bock ha invece creato un’installazione che, combinando come di consueto azione e oggetti autoprodotti, si propone di dare vita a un teatro dell’assurdo all’interno del quale tutto sembra essere connesso con qualcos’altro sia sul piano materiale che su quello simbolico.

John Bock, Heiner Franzen, Light Scribble on Neck Muscle, Installation view, ph. Filippo Armellin

Trasformata in un palcoscenico, la galleria ospita allora un ambiente curvo realizzato con un morbido tappeto e affiancato da dipinti su entrambi i lati. Diversi gruppi di oggetti sono animati dall’intermittente Lecture messa in scena da Bock. Due videocamere di sorveglianza installate sulla sommità di una struttura mobile portano l’attenzione sui piccoli monitor incollati a un vecchio televisore. E mentre un giradischi suona la colonna sonora di un film, le azioni live di Bock in stop motion sono proiettate su un vecchio schermo. «Creo situazioni e ambienti per stupire, per contraddire le aspettative. Anche gli oggetti che creo hanno una nuova luce, voglio mostrare loro cosa può fare un oggetto», ha infatti dichiarato l’artista. Interventi che uniscono il vecchio e il nuovo, contemporaneità e tradizione, compongono così un’arte in progress, fino a quando perlomeno non sarà avvenuta quella che l’artista chiama “summenmutation”, ovvero la mutazione totale degli oggetti in altro da sé.