Goldschmied & Chiari, Ph. Toni Thorimbert
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I paesaggi artificiali di Goldschmied & Chiari

di Alessia Delisi - Ottobre 8, 2019

Dal 15 ottobre al 18 gennaio alla Galleria Poggiali di Milano prende forma l’universo illusorio del duo Goldschmied & Chiari: una nuova serie di Untitled Views, visioni o vedute trasferite su misteriose superfici specchianti dalle tonalità verdi–azzurre che formano una nebulosa di significati attribuibili a piacimento.

Si chiama Paesaggi Artificiali la personale che dal 15 ottobre al 18 gennaio Goldschmied & Chiari presentano alla Galleria Poggiali di Milano. Dopo la mostra Eclisse al Museo Novecento di Firenze e la prima parte del progetto esposto nei due spazi della Galleria Poggiali di Pietrasanta, il duo fondato nel 2001 da Sara Goldschmied (Arzignano, 1975) ed Eleonora Chiari (Roma, 1971) approda quindi nel capoluogo lombardo con una serie di lavori pensati appositamente per gli spazi della project room di Foro Buonaparte 52. Protagonista è ancora una volta il fumo, la nebulosità e l’illusorietà dell’opera d’arte quando si cimenta con il tema della rappresentazione del paesaggio e della natura in genere. I nuovi Untitled Views che compongono la mostra e che si definiscono lavori “assoluti”, svincolati cioè da un preciso o univoco riferimento alla storia dell’arte, sono infatti dotati di un’intrinseca polisemia, formando una nebulosa di significati che lo spettatore può attribuire a piacimento.

Goldschmied & Chiari, Untitled View, 2019, stampa su specchio e vetro, 115×150 cm Courtesy the Artists

Alla base dell’operato del duo vi è quindi, secondo Gaspare Luigi Marcone, curatore della mostra, «il carattere di “mistero” o di “enigma” dell’opera d’arte, la magia – mai totalmente definibile o spiegabile – dell’atto artistico. Ovviamente queste variabili sono declinate in modo diverso e denotano importanti variazioni se si analizza ogni progetto specifico o ogni singolo lavoro che le artiste hanno realizzato in questi anni». Nel caso delle grandi superfici specchianti dalle tonalità verdi–azzurre che compongono la mostra si tratta di una vera e propria performance: nel loro studio Goldschmied & Chiari liberano infatti i vapori colorati dei fumogeni, calibrandone gli effetti con movimenti meticolosi e scattando una grande quantità di fotografie. Di queste però soltanto pochissime, selezionate per armonia, cromia e struttura, vengono stampate su vetro e specchio secondo una tecnica segreta, quasi alchemica.

Goldschmied & Chiari, Untitled View, 2019, stampa su specchio e vetro, 115×150 cm

Anche qui, come già nell’utilizzo degli specchi, simboli del doppio e dell’altro da sé, vi è «duplicità, tra il caso e il calcolo, il determinato e l’indeterminato», spiega Marcone. La superficie riflettente di questi lavori invade lo spazio in cui sono esposti, coinvolgendo l’osservatore per renderlo parte attiva di una visione (o veduta) che si apre a molteplici interpretazioni, tra policromia e polisemia. In alcuni casi emerge la superficie specchiante, diretta e luminosa, altrove invece, cambiando semplicemente il punto di osservazione, gli elementi cromatici, atmosferici e liquidi tendono quasi a una visione astratta. Diventando simili a dipinti densi e colorati, queste opere sembrano evocare l’arte dell’ultimo Turner o gli esiti estremi di alcuni pittori impressionisti. Ma anche queste rimangono semplici allusioni, l’immagine ambigua di una tradizione pittorica che nel momento in cui è tradotta è già consegnata al suo tradimento.