Jenny Holzer, Tutta la verità, installation view_Courtesy GAMeC_Ph. M. Stroppa
meanwhile

GAMeC | Tutta la verità di Jenny Holzer

di Alessia Delisi - Giugno 18, 2019

Si chiama The Whole Truth la mostra che fino al 1° settembre mette in dialogo la poetica sovversiva di Jenny Holzer con gli elementi architettonici dello storico Palazzo della Ragione di Bergamo. Un’occasione, in tempi di guerrilla marketing, per riscoprire un’artista che ha fatto dell’appropriazione del linguaggio maschile uno strumento universale di riflessione e umanità.

Jenny Holzer è un’artista che ha sempre fatto del linguaggio lo strumento privilegiato della propria espressione creativa, una “Guerrilla Girl” i cui messaggi, letteralmente “fuori luogo”, perché diffusi al di fuori dei tradizionali spazi espositivi, hanno come temi ricorrenti la guerra, la morte, il sesso, la religione. Suoi sono ad esempio i Truisms, testi stampati sui poster e T–shirt – e in seguito anche realizzati su pannelli pubblicitari e insegne elettroniche o incisi su colonne e lastre di granito – con cui già dal 1977, anticipando metodi e strategie comunicative oggi ampiamente diffuse, sfidava un pubblico più o meno distratto a ripensare criticamente stereotipi politici e sociali. Ma suo è pure il padiglione nazionale vincitore nel 1990 del Leone d’Oro quando, prima donna chiamata a rappresentare gli Stati Uniti d’America alla Biennale d’Arte di Venezia, invase la città con poster, magliette e cappelli in vendita con le sue frasi, mentre schermi e panchine di marmo occupavano lo spazio espositivo ufficiale.

Jenny Holzer, Tutta la verità, installation view_Courtesy GAMeC_Ph. M. Stroppa

Oggi l’artista sessantottenne torna a far parlare di sé con The Whole Truth, mostra che, a soli due mesi dalla grande retrospettiva a lei dedicata dal Museo Guggenheim di Bilbao, mette in dialogo la sua poetica sovversiva con gli affreschi e gli elementi architettonici dello storico Palazzo della Ragione di Bergamo. Organizzata dalla GAMeC con la curatela di Lorenzo Giusti, l’esposizione si compone di proiezioni luminose di testi che Holzer ha scelto per l’occasione. A completare l’installazione sono poi nove panchine in marmo prodotte grazie al contributo della Fondazione Henraux: disposte in cerchio, denunciano l’essere di pietra degli umani, ma sono anche il luogo capace di trattenere il calore delle vite le cui storie sono qui incise. Seduti su di esse è possibile leggere, pensare, tacere e osservare le pareti illuminate con i testi di autori – Pier Paolo Pasolini e Wisława Szymborska tra gli altri – chiamati a trattare in modo obliquo e senza moralismi non solo identità, genere e dialogo, ma anche il tema della crisi migratoria.

Exhibition view ARTIST ROOMS Jenny Holzer, Tate Modern, London, 2018_Ph. Jack Hems

«Sono sempre meno interessata a me stessa e sempre più curiosa della vita degli altri», ha dichiarato Holzer in un’intervista. Una dichiarazione di poetica, questa, che negli ultimi anni si è tradotta nella decisione non soltanto di dar voce a persone altrimenti mute, ma di farlo anche attraverso le parole altrui. Antar Mohamed Marincola, Dunya Mikhai, Faraj Bayrakdar, Ghayath Almadhoun, Hasan Al Nassar, Mahmoud Darwish, Mihai Mircea Butcovan, Yehuda Amichai sono infatti parte dell’Altra Gente che con i loro testi compone le proiezioni luminose disposte sulle pareti della Sala delle Capriate, luogo simbolico dove storicamente veniva amministrata la giustizia cittadina. La grandezza pacata dell’artista è in questo senso nella capacità di spalancare lo sguardo – perché la sua riflessione si concentra sulla ricezione del linguaggio attraverso la vista – su un orizzonte che non può essere suo soltanto. Frase dopo frase allora si scopre tra le righe un’intenzione maieutica, umana e libertaria capace di opporsi all’ottusità del potere.

Ti potrebbe interessare anche