Colour, Unknown
meanwhile

Femminile a colori

di Alessia Delisi - Marzo 21, 2019

La Garden House di Alysi a Milano si trasforma in uno spazio multisensoriale e ibrido che vede il coinvolgimento di Studio Fludd e dell’artista olandese Ruth Van Beek: è Colour: Unknown, il primo di una serie di appuntamenti che attraverso il colore esplora il complesso mondo femminile.

Si chiama Colour: Unknown e consiste in una serie di eventi che combinano mostre e installazioni interattive, un format ibrido e inaspettato il cui tema centrale è la valorizzazione di alcune caratteristiche peculiari della mente femminile, come la capacità di evolversi e quella di far convivere aspetti solo apparentemente contraddittori, l’eclettismo e la complessità delle emozioni. A ospitarli, la Garden House di Alysi, uno spazio in via Tortona 12 a Milano dove Studiopepe – studio di interior design e consulenza creativa fondato nel 2006 da Arianna Lelli Mami e Chiara Di Pinto – ha saputo trasferire negli interni l’anima del brand di abbigliamento femminile, creando un’atmosfera sofisticata, fatta di mezzi toni e tinte naturali in dialogo con i capi.

Colour, Unknown. Foto di Andrea Fongo

Il primo appuntamento, inaugurato il 20 marzo, è curato da Sara Maragotto di Studio Fludd, collettivo multidisciplinare nato a Venezia nel 2008 e formato, oltre che da Sara Maragotto, anche da Caterina Gabelli e Matteo Baratto. Attivo negli ambiti dell’art direction e delle arti grafiche, dello styling ed exhibition design, il gruppo si è qui concentrato sul colore – aspetto che caratterizza già la ricerca stilistica di Alysi – trasformandolo in uno strumento esplorativo dell’inesauribile territorio del quotidiano, talvolta inafferrabile, ma comunque fonte di continui spunti estetici. Per il suo esordio, il progetto espositivo parte quindi dal conosciuto e arriva all’ignoto, ricercando la bellezza delle cose complesse nella loro espressione cromatica più immediata e affascinante.

Colour, Unknown

Ospite d’eccezione l’artista olandese Ruth Van Beek (Zaandam, 1977), il cui lavoro parte dal suo archivio in continua espansione. Utilizzando vecchi libri fotografici, l’artista taglia, piega e aggiunge pezzi di carta dipinta, riorganizza e manipola le immagini in modo da esplorare i limiti e le possibilità di quell’archivio che funge da contesto di un immaginario perturbante, caleidoscopico, imprevedibile. Figure familiari, che di primo acchito pare di riconoscere, diventano così oggetti misteriosi, personaggi di un mondo surreale fatto anch’esso – come lo spazio in cui si collocano – di colori pastello e geometrie delicate. Una sovrapposizione coinvolgente che accomuna la visione del brand italiano ad altre voci creative, nel desiderio di inaugurare un comune terreno di gioco.

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