Eel Soup. Federico Clavarino and Tami Izko, Installation View, Courrtesy Viasaterna
meanwhile

Elogio del frammento. Federico Clavarino e Tami Izko a Viasaterna

di Alessia Delisi - 16 Dicembre, 2019

È una “zuppa di anguilla” la mostra che la galleria Viasaterna di Milano dedica ai giovani artisti Federico Clavarino e Tami Izko. Un dialogo cromaticamente soft tra forme fluide e prive di definizione, che pone il visitatore al centro di un enigma.

Si chiama Eel Soup, ovvero “zuppa di anguilla” ed è la mostra che fino al 14 febbraio la galleria milanese Viasaterna dedica a due diversi medium, quello fotografico e quello della scultura. Protagonisti sono i nomi di Federico Clavarino (Torino, 1984 – vive e lavora a Londra) e Tami Izko (Cochabamba, Bolivia, 1984 – vive e lavora a Londra). Fotografo il primo, scultore il secondo, il loro è un dialogo reso possibile dalla fluidità – la già citata “zuppa di anguilla” che dà il titolo all’esposizione – che caratterizza la poetica dei due artisti, interessati più a mettere in scena l’informe che a suggerire possibili definizioni dei loro lavori.
Lo spettatore si trova così circondato da un complesso di opere che, oltre ad attivare la fantasia, lo includono nella loro narrazione attraverso la presenza di superfici specchianti capaci di abbracciare tanto l’uno quanto le altre.

Federico Clavarino, Untiled 03, 2018, stampa inkjet, cm 100×70 , © Federico Clavarino, courtesy Viasaterna

Cromaticamente affini, ugualmente informi e privi di estremità, i lavori esposti si torcono, chiudendosi e aprendosi in uno spazio che si fa significazione attiva, ricerca di configurazioni sempre in procinto di evolversi.
Se Clavarino immortala presenze umane e naturali appena accennate, dettagli ambigui e sfuggenti destinati a rimanere invisibili quando non catturati dall’obiettivo, Izko modella la ceramica per restituire forme organiche di differenti grandezze. In particolare, c’è, da parte di Clavarino, il tentativo di mettere in evidenza la fragilità della visione e delle sue connessioni che, a ogni sguardo, si rivelano sempre altro da sé. Ritagliando dettagli ed esibendo una realtà in qualche modo parziale, si lascia così spazio al fortuito, all’accidentale e si crea una tensione tra ciò che viene mostrato e ciò che invece rimane fuori dalla cornice.

Eel Soup. Federico Clavarino and Tami Izko, Installation View, Courrtesy Viasaterna

Il senso di spaesamento provocato da questa compresenza di più piani di lettura è amplificato dall’uso degli specchi che, “tagliando” le fotografie, ne incorniciano i dettagli e combinano immagine e plasticità scultorea in un caleidoscopio di figure tanto prezioso quanto straniante. Posto nel loro raggio d’azione, il visitatore è al centro di un enigma che lo sfida a cercare nuovi significati, a costruire un terreno condiviso a partire da una logica discontinua e frammentaria.