Lorenzo Giusti, ph. Paolo Biava_Courtesy GAMeC
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Barefoot #2 | Lorenzo Giusti

di Eleonora Caracciolo - Maggio 7, 2019

Barefoot è un’idea semplice. E continua ad esserlo anche in questa seconda edizione che coinvolge i direttori dei musei italiani.
Lo spirito rimane lo stesso: un ciclo d’interviste con ventuno domande e ventuno risposte in cui si parli non solo di arte, ma anche di letteratura, musica, cibo e tanto altro. Piccoli spunti di riflessione e di ispirazione.
Per entrare e mettersi comodi, a piedi nudi, tra le mura di un museo. 

1.  Un museo è. In un tweet.
Un po’ macchina del tempo, un po’ piazza pubblica, un po’ quello che vuoi che sia (ma non un circo).

2.  Se non avessi lavorato nell’arte, dove.
Ho mille fantasie, ma nessuna veramente alternativa.

3.  Se il museo di cui sei direttore fosse un film, quale.
Will Hunting. Genio e un po’ di ribellione.

4.  La descrizione di un “Perfect Day”.
Una buona giornata potrebbe essere: sveglia prima dell’alba, per vederla dalla cima di un monte, una discesa a rotta di collo, un allestimento al museo, una cena informale, il dopocena, un sonno profondo. Ma il giorno perfetto è quello che non ti aspetti.

5.  Se fossi mediatore culturale per un giorno e dovessi scegliere una persona da condurre alla scoperta del “tuo” museo, chi sarebbe? Realtà e fantasia, tutto è concesso.
Qualcuno tra Gregory Bateson, Stephen Hawking e Barack Obama.

6.  Mick Jagger o Keith Richards?
Steven Tyler (per una vecchia storia).

7.  Jazz o Blues?
Jazz.

Gary Kuehn. Il diletto del praticante, GAMeC Bergamo, installation view, ph. Giulio Boem_Courtesy GAMeC

8.  Una/un donna/uomo della letteratura che avresti voluto amare.
Tina Modotti, anche se non è una scrittrice.

9.  Il bollettino di salute dell’arte contemporanea, in Italia.
Curatori e gallerie sono al top. I collezionisti sono ancora pochi e sparpagliati e gli artisti ne risentono. Le fondazioni private, soprattutto quelle bancarie, dovrebbero tornare a sostenere i musei pubblici. Italian Council e Art Bonus sono strumenti fondamentali.

10.  Città d’origine, città attuale e città nella quale vorresti aver vissuto, in questa vita o in una precedente.
Prato, Bergamo e banalmente New York, dove ho vissuto troppo poco.

11.  Un detto popolare della tua terra.
I’ che c’entra il culo con le 40 ore? (si dice di due cose che non hanno nulla in comune).

12.  Il piatto che ti riappacifica con il mondo.
Carciofi, bottarga e pane guttiau.

13.  A fine giornata, ordini da bere. Cosa?
Vino rosso (Pinot nero, Sangiovese, Cannonau… purché sia ottimo).

14.  Il viaggio che non hai ancora trasformato in realtà.
Risalire il Colorado River.

Black Hole. Arte e matericità tra Informe e Invisibile, GAMeC Bergamo, installation view, ph. Antonio Maniscalco_Courtesy GAMeC

15.  Se dovessi aggiungerne uno. L’Italia è un paese di santi, poeti, navigatori … e?
È una retorica che non ho mai amato.

16.  Hai un tatuaggio? Quale?
No.

17.  C’è vita dopo la morte?
In qualche forma sì.

18.  Se dovessi commissionare un tuo ritratto, quale artista sceglieresti?
Tra i morti Caspar David Friedrich, tra i vivi qualcuno che non fa ritratti. Da ragazzo mi ha fotografato Araki.

19.  Il concerto musicale più intenso (che hai visto o che avresti voluto vedere).

Negli anni Novanta ne ho visti parecchi, ma il più importante l’ho mancato per una maledetta interrogazione di matematica: Nirvana al Palaghiaccio di Roma, 22 Febbraio 1994, l’ultimo di Kurt Cobain.

20.  Il giorno più bello della tua vita?
Se non fosse nato mio figlio Bruno avrei risposto “domani”.

21.  Lasciaci un frame di te, fra vent’anni.
Non farmici pensare!

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