Gianfranco Maraniello, ph. Jacopo Salvi. Courtesy Mart
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Barefoot #2 | Gianfranco Maraniello

di Giusi Affronti - Giugno 11, 2019

Barefoot è un’idea semplice. E continua ad esserlo anche in questa seconda edizione che coinvolge i direttori dei musei italiani.
Lo spirito rimane lo stesso: un ciclo d’interviste con ventuno domande e ventuno risposte in cui si parli non solo di arte, ma anche di letteratura, musica, cibo e tanto altro. Piccoli spunti di riflessione e di ispirazione.
Per entrare e mettersi comodi, a piedi nudi, tra le mura di un museo. 

1. Città d’origine, città attuale e città nella quale vorresti aver vissuto, in questa vita o in una precedente.
Nato a Napoli, ma avevo pochi mesi quando i miei si trasferirono a Milano. Vorrei sentirmi più napoletano di quanto effettivamente sia. Oggi vivo a Rovereto.

2. Il progetto di ricerca del museo in un tweet.
Il Mart è un’architettura straordinaria, con un’importante collezione di arte italiana del Novecento, situato in un meraviglioso paesaggio naturale. Bisogna dare forza a queste principali componenti.

3. Il mestiere del direttore di museo è.
Fare sì che un museo pubblico d’arte moderna abbia un valore anche per chi non si senta direttamente interessato o non si occupi di arte.

4. Un museo, Italia a parte, che vale la pena visitare.
Il museo d’arte contemporanea che Tadao Ando ha potuto realizzare nell’isola di Naoshima.

5. La passione più grande.
La filosofia, ma è anche il mio più grande timore.

6. Chiudi gli occhi e immagina una gioia.
Al mare da ragazzino, quando l’estate dai nonni durava più di due mesi e in una sera di luglio l’Italia vinceva i mondiali in Spagna: una gioia senza compromessi con il reale e con l’avvenire.

7. Un libro che ti ha ispirato.
Finzioni di J.L. Borges

Gianfranco Maraniello, ph. Jacopo Salvi. Courtesy Mart

8. Beatles o Rolling Stones?
Difficile: amo l’energia dei Rolling Stones e non riesco a non muovere ritmicamente la testa anche solo pensando a Jumping Jack Flash, ma i Beatles sono più universali e perversi.

9. Marina Abramovic o Ulay?
Mi commuove la fragilità di Ulay più del carisma di Marina.

10. Zuppa di?
Cipolle! Il piatto più sottovalutato al mondo.

11. Il bollettino di salute dell’arte contemporanea, in Italia.
È sana, molto sana, malgrado il disastro ambientale in cui si genera.

12. Un personaggio della Storia con cui avresti voluto sbronzarti.
Karl Marx, avrei voluto divagare e delirare con lui in merito ai fantasmi che si aggirano per l’Europa.

13. Una/un donna/uomo della letteratura che avresti voluto amare.
La Maga protagonista di Rayuela di Julio Cortàzar.

14. Un detto popolare della tua terra.
E qual è la mia terra? Sradicato come sono, baro e chiedo a mia moglie (giapponese). Scopro che a Osaka si dice: “se cadi sette volte, rialzati per l’ottava”.

Gianfranco Maraniello, ph. Jacopo Salvi. Courtesy Mart

15. Il vino più buono mai bevuto.
Una bottiglia di San Leonardo, in una cena di qualche anno fa quando i miei sensi mi hanno suggerito che non capivo e forse continuo a non capire nulla di enologia.

16. Il miglior artista di tutti i tempi, nella Storia dell’arte. E perché.
Picasso, perché ha divorato tutta la storia dell’arte e tutta l’arte è ancora in ogni sua opera.

17. Il menù che cucini per una cena fra amici.
Sono – senza falsa modestia – impareggiabile nella preparazione del cappone ripieno a Natale.

18. Il pezzo musicale che ogni essere umano dovrebbe aver ascoltato almeno una volta nella vita.
Ti direi un classico come il concerto in LA maggiore di Mozart K 622 e ne ero convinto quando studiavo clarinetto. La sera seguente il mio esame di terza media sono andato per la prima volta a un concerto rock: Bruce Springsteen a San Siro. Pazzesco!

19. Quando hai bisogno di “spegnere il cervello”: strategia?
Netflix con i figli e lascio il telecomando a loro

20. Sindrome di Stendhal. Ti è mai davvero capitata? Quando?
Non è la vertigine stendhaliana, ma un’intensa emozione me l’ha recentemente provocata la considerazione e il valore delle tombe degli uomini illustri nel Pantheon di Parigi.

21. Lasciaci un frame di te, fra vent’anni.
A rileggere questa intervista pensando: “oggi risponderei tutt’altro. Forse non ero io vent’anni fa”.